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“STAGIONE  DI MUSICA  2008”
CITTA’ DI TREVIGLIO
BASILICA di SAN MARTINO

“Messa di Requiem” di Giuseppe Verdi

RECENSIONE del CONCERTO del 15/02/2008

L’ECO di BERGAMO

L’invito che l’Amministrazione di Treviglio ha proposto, non solo a tutta la sua cittadinanza, ma a tutti gli appassionati di musica della provincia, per festeggiare i mille anni dall’edificazione del campanile di San Martino, simbolo religioso e civico della città, è stato accolto con grande entusiasmo e partecipazione. Complice l’ultima proposta della Stagione di Musica 2008, che si è conclusa con la leggendaria Messa di Requiem di Verdi: la Basilica, venerdì sera, era gremita all’inverosimile con il pubblico assiepato in ogni suo angolo. L’esecuzione è stata affidata all’Orchestra Cantelli ed al Coro Sinfonico Giuseppe Verdi di Milano, sotto l’attenta direzione di Paolo Belloli che, sin dall’inizio, ha manifestato una buona dose di carattere e di sicurezza, doti necessarie per avere salda tra le mani la grandiosa partitura. Il maestro trevigliese, pur non discostandosi dal solco della tradizione, ha saputo presentare, nella sua lettura, un cambio di prospettiva ed un approccio moderno che hanno gettato nuova luce sul capolavoro verdiano. Direttore, coro ed orchestra, con encomiabile affiatamento, sin dalle prime battute del Requiem aeternam hanno mostrato di non limitare il linguaggio ad una scontata concezione del fraseggio. Unità di misura non è stata la battuta, ma la singola frase intesa nella sua totalità, che ha comunque permesso di percepire al suo interno una palese ed efficace differenziazione dei piani sonori. La tensione implacabile è esplosa subito, con grande magnificenza, nel poderoso Dies Irae, grazie all’ottima coordinazione tra coro ed orchestra, riproponendosi nei successivi tre attacchi con i quali viene ripetuto l’incipit dell’impressionante “sequentia” che, grazie alla geniale intuizione dell’autore, è l’elemento ricorrente ed unificante dell’intera composizione. Le trombe sono emerse luminose nel successivo Tuba mirum, mentre nel Confutatis ha ripreso corso il profondo senso dell’azione drammatica: il dialogo fra la vigorosa e solida voce del basso Emidio Guidotti e l’orchestra si è svolto in modo notevolmente serrato e profondamente incisivo. Nel successivo Lacrimosa la sensazione di trepidazione non si dileguava; alla straordinaria atmosfera intimistica, ricreata dal suono legato degli archi, faceva da contraltare il pungente incalzare del tempo. Vibrante e potente il doppio intervento corale nel Sanctus, mentre nei successivi Agnus Dei e Lux aeterna Belloli allentava dolcemente la drammaticità per lasciare posto ad un clima di rasserenato abbandono, nel quale il soprano Silvia Mapelli ed il mezzo soprano Nataliya Gerebtrenko, con la tavolozza delle loro voci morbide e suadenti, hanno dipinto un paesaggio spirituale di colori tenui e rassicuranti. Gli animi si placavano momentaneamente per poi tornare ai forti contrasti del Libera me Domine, dove si presentava ancora determinante l’intervento del coro. Nel brano conclusivo il fraseggio del soprano è terminato con un inaspettato crescendo, mentre il fugato si è aperto con impeto coinvolgente, ben accentuato dall’ottimo suono dell’orchestra di intensità pari a quella delle voci, sempre ben percepibili e molto chiare nella dizione. Applausi entusiastici per tutti, una lunga ovazione per Belloli e per Erina Gambarini, direttore del coro. 

Stefano Cortesi